L'Amministrazione di sostegno e la tutela costituzionale della persona fragile alla fine della vita

Autor:Stefano Rossi
Cargo del Autor:Avvocato e ricercatore Università degli Studi di Bergamo (Italia)
Páginas:333-362
RESUMEN

La legge n. 219/2017 regola, tramite norme e principi generali, la relazione terapeutica tra medico e paziente con specifico riguardo a: consenso informato, disposizioni anticipate di trattamento e pianificazione delle cure condivisa tra paziente e medico. In questo rinnovato quadro normativo, si contempla anche l’amministrazione di sostegno (introdotta nell’ordinamento italiano dalla legge n. 6/2... (ver resumen completo)

 
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Capítulo IV
L´AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO
E LA TUTELA COSTITUZIONALE
DELLA PERSONA FRAGILE ALLA FINE DELLA VITA
S R
Avvocato e ricercatore
Università degli Studi di Bergamo (Italia)
R
La legge n. 219/2017 regola, tramite norme e principi generali, la relazione terapeutica
tra medico e paziente con specifico riguardo a: consenso informato, disposizioni anticipate
di trattamento e pianificazione delle cure condivisa tra paziente e medico. In questo
rinnovato quadro normativo, si contempla anche l’amministrazione di sostegno (introdotta
nell’ordinamento italiano dalla legge n. 6/2004) che delinea uno degli strumenti attraverso i
quali i diritti della persona sono protetti durante il fine della vita.
A
Law n. 219/17 regulates, for general rules and principles, the therapeutic relationship
between doctor and patient with specific regard to: informed consent in health, advance
treatment declarations and advanced care planning. In this renewed regulatory framework, the
support administration (introduced in italian legal system by Law n. 6/2004) is also included
outlining one of the tools through which the rights of the person are safelocated in the end of
life.
I. L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO COME STRUMENTO PER LA FIORITURA
DELLA PERSONALITÀ
Il rilievo assunto dalle esperienze esistenziali della persona ha aperto la
regolazione giuridica agli «aspetti interiori della vita sentiti e vissuti dal soggetto»1,
ossia ad eventi che non appartengono immediatamente alla sfera dell’osservabile,
ma possono farvi ingresso solo attraverso la comunicazione, l’interpretazione
e l’empatia; eventi che immergono il diritto e i suoi istituti nella carnalità
dell’esistenza, dandogli una sostanza e dei contenuti storicamente concreti.
La progressiva espansione dei diritti dei soggetti fragili, espressione
dell’impostazione personalistica ed egualitaria dell’ordinamento costituzionale,
presuppone un’opera di ridefinizione delle loro potenzialità comprensive che
1 Z P., Il diritto a scegliere la propria salute (in margine al caso S. Raffaele), Nuova giurisprudenza
civile commentata, 2000, II, 5.
Stefano Rossi
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può essere meglio colta attraverso la lente dell’«approccio delle capacità», nella
declinazione datane nella riflessione di Marta Nussbaum2.
L’approccio delle capacità non solo pone l’accento sulla necessità di conservare
in capo alla persona con disabilità fisiche o intellettive il diritto a scegliere in ordine
alla propria esistenza, ma si impegna ad assicurarne una partecipazione egalitaria
alla vita sociale attraverso appositi istituti di sostegno come la guardianship o la
surrogacy. Accanto alla valorizzazione di forme di sostegno, è la stessa selezione
delle esperienze umane fondamentali come espressione di capacità che permette
di incentrare l’attenzione dell’intervento normativo sulla capacità di funzionare,
e quindi non solo di concentrarsi sui fini, ma anche sulle persone come punti
d’origine di quei fini, e cioè come soggetti morali che è necessario accompagnare
nel percorso di espressione della propria autonomia e personalità.
Come sottolinea la Nussbaum «la custodia non diventa [pertanto] una
questione di gestione della “incompetenza” di una persona, ma un modo per
facilitarne l’accesso a tutte le capacità centrali. La norma dovrebbe essere sempre
quella di porre la persona stessa nella posizione di scegliere i funzionamenti
rilevanti: laddove questo non sia possibile, temporaneamente o permanentemente,
il genere di custodia verso cui tendere sarà quello concepito specificatamente
per assistere la persona quando ce ne sia bisogno, invitandola a partecipare il più
possibile al processo decisionale e alla scelta»3.
Si tratta di un invito a considerare il diritto dal basso4, partendo dalla condizione
concreta delle persone senza costringerle entro categorie astratte, il che offre
l’occasione di chiamarle per nome, riconoscendo al contempo una protezione
efficace non solo ai malati di mente, tradizionalmente presi in considerazione
dalla normativa civilistica, ma a tutte le persone che siano in una situazione di
debolezza: portatori di handicap, ma anche anziani, minori, tossicodipendenti,
persone disagiate.
La riflessione sulla vulnerabilità, la cura e la dipendenza costituisce quindi per
la Nussbaum un invito a fare i conti con le nostre paure e a disegnare un diritto e
delle istituzioni, capaci di sintonizzarsi sui bisogni e sui desideri di corpi e menti
incarnate e vulnerabili, legate inevitabilmente da relazioni di dipendenza5.
2 N M.C., Nature, Function and Capability: Aristotle on Political Distribution, in Aristoteles’
«Politik». Akten des XI Symposium Aristotelicum, P P. (ed.), Vandenhoeck & Ruprecht, Göttingen,
1987, 152-86, I., Non-relative Virtues: An Aristotelian Approach, in The Quality of Life, N M.C.,
S A. (eds.), Clarendon Press, Oxford, 1993, trad. it. Virtù non-relative: un approccio aristotelico, in
L’etica delle virtù e i suoi critici, M M. (a cura di), La Città del Sole, Napoli, 1996, 17 ss.
3 N M.C., Le nuove frontiere della giustizia. Disabilità, nazionalità, appartenenza, il
Mulino, Bologna, 2006, 216-217.
4 C P., Il diritto dal basso, www.personaedanno.it, 2006.
5 «La corporeità, la sessualità, la dipendenza e la vulnerabilità sono le dimensioni rimosse
del soggetto a partire dalle quali si sono costruite tanto la politica moderna quanto i confini dentro i
quali si è mossa, a cominciare dal confine che ha separato il pubblico dal privato. Questa rimozione è
servita a sostenere l’immagine del soggetto “sovrano”, autonomo, autosufficiente e indipendente; e,
al tempo, stesso, a stigmatizzare la dipendenza, associandola più alla dimensione del dominio e della
gerarchia che alla metafora della rete, sulla quale piuttosto richiamerà la nostra attenzione l’etica
della cura. Se la vulnerabilità e la dipendenza sono tratti universali, nelle società moderne siamo
viepiù abituati a pensarli come propri di particolari gruppi: anziani fragili, bambini e disabili. La
dipendenza evoca così lo scacco, la sconfitta, la mancanza, la perdita dell’autonomia e della libertà».

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